Albicocca di Scillato: due parole che, a Scillato, un paese di poco più di seicento anime nella valle del fiume Imera ai piedi delle Madonie, bastano da sole a evocare un intero mese di maggio. Ogni anno, in quelle poche settimane, gli alberi di albicocco piantati più di quarant’anni fa si riempiono di piccoli frutti sfaccettati di rosso, profumatissimi, che i vecchi del posto raccolgono ancora a mano, uno per uno, con la stessa cura di sempre. È da qui, da questo frutto quasi dimenticato, che nasce una delle birre più identitarie di Brassicula: Stranizza D’Amuri.
Scillato, il paese che profuma di albicocca
Scillato si trova in provincia di Palermo, lungo il corso dell’Imera, in un territorio dove antiche acque sorgive rendono la terra fertile e generosa. Giardini, uliveti e frutteti si susseguono lungo la valle, e da sempre questa è la zona di produzione dell’albicocca di Scillato, varietà precoce, dal frutto piccolo, dal sapore intenso e da un profumo che, si racconta, un tempo richiamava acquirenti da paesi lontani.
La raccolta comincia a fine maggio e dura solo due o tre settimane: un tempo brevissimo, scandito da una coltivazione rimasta fedele ai suoi gesti tradizionali. Gli alberi vengono potati ogni anno, non si usano trattamenti chimici né sul terreno né sui frutti, e la raccolta avviene rigorosamente a mano, in modo scalare, frutto per frutto, man mano che matura.

Albicocca di Scillato: un frutto che rischiava di scomparire
Per anni l’albicocca di Scillato è stata un tesoro conosciuto solo da chi abitava quella valle. Le famiglie contadine la trasformavano in confetture fatte in casa, ricette tramandate di madre in figlia. Ma la pressione di varietà più produttive e di mercati più veloci ha reso questo frutto sempre più raro, fino a metterne a rischio la sopravvivenza: gli impianti vecchi venivano abbandonati, e con essi una parte di memoria agricola del territorio.
Un frutto che non viaggia bene, che matura in poche settimane e che non si presta alla grande distribuzione: è esattamente il profilo di ciò che rischia di sparire — ed è esattamente ciò che Slow Food esiste per proteggere.
Il presidio Slow Food e i ragazzi di Terre di Carusi
A invertire la rotta ci ha pensato l’associazione Terre di Carusi (in siciliano, “i ragazzi”), che ha iniziato a recuperare i vecchi impianti abbandonati e a piantarne di nuovi, aumentando superficie e produzione dell’albicocca di Scillato. Hanno anche recuperato l’antica ricetta della confettura del paese, coinvolgendo donne, mamme e nonne, e affiancato a ogni frutteto un orto capace di arricchire le tavole di Scillato e dei paesi vicini. In un comune di poche anime, questo lavoro ha rimesso in circolo dinamismo e futuro, ed è per questo che dal 2016 l’albicocca di Scillato è un Presidio Slow Food a tutti gli effetti, parte di una rete che in Italia conta oltre 300 presìdi e migliaia di produttori.
Per Brassicula, nata dalla stessa filosofia di rispetto per il territorio e la biodiversità siciliana, incontrare questo presidio è stato naturale: un frutto raro, un piccolo comune delle Madonie, una comunità che si è rimboccata le maniche. Ingredienti perfetti, letteralmente, per una birra.
Dall’albero al bicchiere: nasce Stranizza D’Amuri con l’albicocca di Scillato
Stranizza D’Amuri è la nostra Weiss Ale che unisce due protagonisti delle Madonie: la manna delle Madonie, la resina del frassino raccolta a Castelbuono e Pollina, e l’albicocca di Scillato, che qui non è un aroma aggiunto ma parte viva della ricetta. Il risultato è una birra dal corpo morbido e leggermente velato, con note fruttate che ricordano l’albicocca matura e un fondo agrodolce che richiama la manna, capace di raccontare in un sorso l’incontro tra due presìdi Slow Food della stessa vallata.
Perché per noi conta raccontare l’albicocca di Scillato
Non tutti sanno che dietro ogni bottiglia Brassicula c’è un ingrediente con una storia da difendere. Non lo facciamo per moda: lo facciamo perché crediamo che la birra artigianale siciliana possa essere anche un piccolo gesto di tutela del territorio, un modo per dare mercato e futuro a chi, come i ragazzi di Terre di Carusi, ha scelto di non abbandonare la propria terra.
Bere una birra dovrebbe poter essere anche un modo per conoscere un pezzo di Sicilia che altrimenti rischieremmo di dimenticare.
Se questa storia vi ha incuriosito, il modo più semplice per continuare a scoprirle è assaggiarle una dopo l’altra: i nostri box degustazione raccolgono più etichette Brassicula, ognuna legata a un presidio o un ingrediente diverso del territorio siciliano.
Albicocca di Scillato: domande frequenti
Cos’è l’albicocca di Scillato?
È una varietà antica e precoce di albicocca coltivata nel comune di Scillato (Palermo), nella valle del fiume Imera ai piedi delle Madonie. Dal 2016 è un Presidio Slow Food, tutelato per il rischio di scomparsa legato alla scarsa redditività e alla difficoltà di trasporto dei frutti.
Che sapore ha l’albicocca di Scillato?
È un frutto piccolo, spesso sfaccettato di rosso, molto profumato e dal sapore intenso e zuccherino, ben più concentrato rispetto alle varietà commerciali più diffuse.
In quale birra Brassicula si trova l’albicocca di Scillato?
Nella Stranizza D’Amuri, una Weiss Ale che unisce l’albicocca di Scillato alla manna delle Madonie.
Dove si può comprare l’albicocca di Scillato?
La commercializzazione è limitata, perché il frutto è delicato e non si presta al trasporto su lunghe distanze: si trova soprattutto nei mercati vicini a Scillato o attraverso l’associazione Terre di Carusi, che ne cura la produzione.
